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Banana Yoshimoto parla e “canta” agli studenti dell’Università Orientale della Federico II

L’incontro della scrittrice si apre con la  lettura di un brano tratto da “Kitchen” il primo libro pubblicato dalla scrittrice giapponese: “Siamo rimaste solo io e la cucina. Mi sembra un po’ meglio che pensare che sono rimasta proprio sola. Nei momenti in cui sono molto stanca, mi succede spesso di fantasticare. Penso che quando verrà il momento di morire, vorrei che fosse in cucina. Che io mi trovi da sola in un posto freddo, o al caldo insieme a qualcuno, mi piacerebbe poterlo affrontare senza paura.  Magari fosse in cucina […]”. Un romanzo struggente sulla solitudine, sulla perdita degli affetti più cari, sul valore della famiglia, sull’amicizia, sull’amore, sull’omosessualità. Lo stile narrativo è semplice, limpido, ingenuo e profondo allo tempo stesso. Ambientato nel Giappone moderno, di rimando ci offre anche uno spaccato di quella società assai lontana dal nostro modo di essere europei, grazie anche alla splendida traduzione di Giorgio Amitrano che ha tradotto il testo in italiano per la prima volta nel 1991. La scrittrice oltre a raccontarsi e rispondere alle curiosità dei giovani studenti, ha chiuso la manifestazione intonando una canzone giapponese “Ue wo muite arukou” hit di qualche anno fa, che esorta ogni persona a non abbattersi mai e a vivere la vita serenamente, prendendone con filosofia il bene quanto il male. In pieno spirito con la saggezza del Sol Levante.

 

 

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