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Chiacchere in “Farmacia” comm. Pivetta, prof. Ferraioli, Prof. Fragola, avv. Fossataro, gen. Vercillo, avv. Ingrosso (presidente della Farmacia) , barone Mac Lean, avv. Gagliardi, conte Calletti, marchese Stravino

La ove, da tempo oramai, artisti ed intellettuali, tra i maggiori, convenivano numerosi, come per una naturale convergenza di interessi artistici, di cultura o di semplice svago. Affollavano il “salotto”, da molti anni già sorto, nel più schietto suo significato, attratti specialmente dalla cosidetta “farmacia” venuta in gran fama, ove, fra vasetti settecenteschi per medicinali e custodie dei teschi ammonitori, raffigurati da valorosi artisti sui pannelli delle porte, si sarebbe dovuto supporre i soci intenti a manipolare intrugli o a preparar veleni, ed invece erano interessanti discussioni e conversari d’arte, quasi sempre fra i più notevoli artisti, frequentatori assidui, ove spesso
De Lisio - Scaffali con vasi

Sovrapporta dell’artista De Lisio

spesso affiorava lo spirito scanzonato, burlevole faceto e godereccio napoletano! Onde ancora si raccontano celie, aneddoti, burle memorabili, che rendevano più lieve la vita. Nè mancavano i buontemponi, amanti della buona cucina, capeggiati da quell’ingegno fertilissimo, il Marchese De Notaristefani, oratore conviviale assai piacevole, oltre che magistrato insigne, e che fra le altre amenità, aveva fondato il club Ars et gaster, e lo reggeva col suo luogotenente Paolo Gandais, una specie di bonario sorridente moschettiere popolarissimo, ed illustra
tissimo anche, in dipinti, da soci, valorosi, sotto le spoglie addicevoli di…. cuoco! Organizzatore perfetto di balli, di ricevimenti e di pranzi, direttore di mensa  e dei grandi buffets.

(estratto dal libro Il Circolo Artistico di Napoli 1888 – 1958)

 

 

Mattia Limoncelli nel libro Il Circolo Artistico di Napoli 1888 – 1958 scrive…..

Nella folta massa degli assidui è un nucleo che ha sempre sentito il bisogno di insediarsi in una sala appartata:  la così detta “Farmacia”.
Nacque tardi come tutte le istituzioni che fioriscono nella maturità dello sviluppo. Ne fu fondatore Saverio Altamura, nipote del pittore omonimo, rivale formidabile di Domenico Morelli.
Poco di poi, la Farmacia arricchendosi degli attributo tradizionali, il mortaio, le forbici la frusta, il flagello, i tossici e gli acidi  reclamò ed ottenne disegni e dipinti votivi dagli artisti Marino Lenci e Arnaldo De Lisio. Sui pannelli della sala a lei destinata o, per dir più esatto, da lei usurpata  espressioni decorative davvero pregevoli che ritraevano il pregiatissimo vasellame settecentesco, gli ex voto per immortalare talune vittime, e qui Giovanni De Marco, letterato di buona lega, ebbe solennissime polemiche rimate con Alfredo Gelanzé e soprattutto con Giovanni Pastore, e una gran signore del Salernitano, allevatore di cavalli, latifondista, autore di sonetti con e senza la coda, che facevano ricordare il buon tempo in cui Eduardo Gallì, un pittore e letterato autentico, imparentato con gli Arlotta, ebbe una indimenticabile sonettiana in gara con quella altrettanto scandalosa di Ferdinando Russo. Sonettiana che fu celebrata da Paolo Notaristefani con una festa pantagruelica innaffiata da copiose libagioni.
Ultimo presidente della “Farmacia” il caro avvocato Antonio Ingrosso, accompagnato dalla simpatia di tutti noi, che resse l’ufficio con discrezione e aveva il compito, manco a dirlo, di assottigliare la frase per acuirne la punta ed affilarne il taglio. Ci fu assai vicino e caro proprio neli ultimi tempi in cui il malanno, anche stremandolo troppo palesemente, non giunse tuttavia a diradarne l’assiduità, e non seppe staccarsi da quelle sale che fino all’ultimo furono di suo conforto.
Dopo l’Ingrosso la “Farmacia” non ha cessato di vicere, pure astenendosi dal nominare un presidente, volendo sperimentare evidentemente, fra le tante strutture costituzionali, la migliore, anche se mai ufficialmente riconosciuta: l’acefalia.
Compito della farmacia, come è noto, è la mormorazione, e il bersaglio naturale e preferito è il presidente, onde si comincia da lui, non fosse altro per rispettare doverosamente le graduatorie gerarchiche.
Il quale presidente per ragioni provvidenziali non ne è turbato perchè protetto sempre da questa singolare considerazione: gli apprezzamenti dei soci, uomini di talento e di gusto, sono per la loro stessa libertà così imprevedibili da creare un giuoco nel quale finiscono per elidersi a vicenda. Non vi ha infatti errore che egli compia, pur madornale che sia, che non trovi un autorevole gruppo plaudente, se non anche osannante, e, viceversa, non vi ha bersaglio brillantemente colpito che non sollevi le più preoccupanti critiche. Che cosa accade? Che tali falangi si schierano scagliandosi l’una contro l’altra e al presidente non resta che assidersi dicendo. ” Vedetevale fra di voi!” E l’umanità, presto o tardi ritorna.
“E se anche residua qualche nebbiolina dissidente, a un primo convivio va via, come la spuma agli orli della coppa” Questo il pensiero di Giuseppe Ingrosso.
Parodia del Trionfo di Mario Società Ars et Gaster

Parodia del Trionfo di Mario Società Ars et Gaster

Due grandi opere ispirate alla “Farmacia”. La prima, ora collocata nella sede dei barattoli, delle droghe e dei tossici, è una revisione caricaturale del Trionfo di Mario dell’Altamura, opera che con la sua fedeltà accentua la felice dissonanza del raffronto.
Al posto dell’eroe romano sta Paolo de Notaristefani insediato su un trono portatile, sorretto a un lato da Don Paolo Gandais e dall’altro dal figlio del barone Carlo Chiarandà che impugna una enorme forchetta. Al disotto del trono si vede saltellare uno smilzo scimmiotto, il socio Cepparulo. Negli episodi laterali è facile riconoscere gli autori del quadro (Giuseppe de Danctis, i tre Vicienzi Volpe, Caprile e Migliaro) poi Salvatore Petruolo e il poeta Federico Petriccione. In alto la scia degli aquilotti che attraversano il cielo proclamando la vittoria.
"La cena dei Cardinali" Olio di Paolo Emilio Passaro (riproduzione di una famosa tela di autore francese) che rappresenta un gruppo di "farmacisti" appartenenti alla società "Ars et Gaster"

“La cena dei Cardinali” Olio di Paolo Emilio Passaro (riproduzione di una famosa tela di autore francese) che rappresenta un gruppo di “farmacisti” appartenenti alla società “Ars et Gaster”

Il Secondo quadro, ispirato da una tela della scuola francese, rappresenta una sala teatralmente fosca che con la gravezza delle ombre solleva tanto più accese le porpore cardinalizie dei convitati di un lieto simposio che, alla fine del pasto, levano le coppe per encomiare l’esperto cuoco (don Paolo Gandais addetto alla mensa) accompagnato da un fraticello (Arnaldo De Lisio). Siedono al tavolo i sorridenti commensali (i soci più notevoli per il buon gusto conviviale: l’avv. Carlo Mola, l’ing. Gennaro Russo, l’avv. Giulio Gagliardi, Giovanni Pastore, Alfredo Gelanzè e il professore Cioffi).